Etna & Dintorni

Leggende dell’Etna: tra mito e tradizione

La Sicilia è di gran lunga una delle regioni più interessanti dell’Italia per quanto riguarda sia la cultura che la storia. Sin dai tempi antichi è stata conquistata e abitata da diverse civiltà, ognuna della quali ha lasciato delle indelebili tracce. In particolare, ci hanno tramandato molte storie e miti riguardanti l’Etna, che sopravvivono ancora oggi. Vi raccontiamo alcune delle più famose leggende dell’Etna:

Il gigante sepolto

La prima delle leggende dell’Etna che vogliamo raccontarvi è quella su Encelado. Secondo la mitologia greca, era un gigante e uno dei fratelli di Zeus. Invidioso del potere del fratello, decise di sconfiggere il re degli dei, costruendo la montagna più alta per raggiungere l’Olimpo e prendere il posto del fratello. Il potente Zeus, tuttavia, non tollerò l’atto di ribellione, e come punizione scagliò un fulmine contro la costruzione di Encelado, causando la sua distruzione e la sepoltura del gigante sotto la sua stessa costruzione; in conseguenza, i detriti seppellirono il gigante. Encedalo rimase imprigionato, incapace di muoversi sotto il peso delle rocce e delle pietre. Solo il suo violento respiro incandescente uscì dal cumulo, sotto forma di ciò che chiamiamo lava. Fino ad oggi, secondo la leggenda, Encedalo vive sotto il vulcano; i suoi improvvisi scatti e impeti di rabbia corrisponderebbero alle eruzioni e ai terremoti dell’Et

L’Etna è donna

Un’altra delle leggende dell’Etna (o com’era chiamata anticamente “Aitna”) ci narra che Etna fosse in realtà la figlia di Urano e Gea; questa tenne nascosto sotto di essa il gigante Encedalo, di cui abbiamo parlato nella storia precedente. La tradizione che identifica l’Etna con la sfera femminile è tuttora comune. Il ricco suolo etneo, infatti, è facilmente associabile all’idea di maternità, abbondanza e fertilità. Per di più, alla domanda “Perché l’Etna è femmina?” molto uomini siciliani risponderebbero che lo è per i suoi frequenti “sbalzi d’umore”, che si manifestano in un’alternanza tra periodi di calma e improvvise eruzioni ed esplosioni.

Il fabbro degli dei

Dopo i Greci, i Romani si stabilirono nella stessa area e adottarono alcune usanze degli abitanti precedenti. La religione fu una di queste, infatti, l’intero pantheon greco fu adattato e “tradotto” nella cultura romana. In particolare, secondo le leggende dell’Etna, questa divenne la residenza di Vulcano (Efesto per i Greci). Egli era il fabbro degli dei e aveva la sua fornace direttamente nel monte Etna; qui lavorava il ferro per costruire le armi per i suoi fratelli dei.

Aci e Galatea

Acireale è una delle cittadine lungo la costa orientale della Sicilia, situata a metà tra Catania e Taormina. Secondo il mito, deve il suo nome ad Aci, un bellissimo e giovane pastore che si innamorò di Galatea, un’incantevole ninfa del mare. Anche il Ciclope Polifemo, che viveva in una grotta dell’Etna, era innamorato della ninfa. Geloso del loro giovane amore e arrabbiato per il rifiuto di Galatea verso di lui, uccise brutalmente Aci. Per alleviare il dolore di Galatea, i gli dei trasformarono il sangue di Aci in un fiume, che sgorga nel mar Ionio, sulla costa vicino Acireale (tuttavia ora sommersa). Questa tragica storia d’amore commosse e ispirò molti artisti e scrittori come per esempio Ovidio e, in seguito, il musicista tedesco Händel.

Ulisse e Polifemo

Uno dei faraglioni scagliati da Polifemo dall'Etna
Un faraglione dalla costa di Acitrezza

Probabilmente, una delle più famose tra le leggende dell’Etna. Ulisse, come ci viene narrato da Omero, fu l’Eroe della guerra di Troia, vinta grazie al suo famoso tranello del cavallo di legno. Tuttavia, fu maledetto a far ritorno in patria per dopo anni di vagabondaggio e terribili pericoli. Secondo l’Odissea, una delle tappe di Ulisse fu anche in Sicilia, e precisamente, ai piedi del monte Etna. Lì, Ulisse incontrò Polifemo – lo stesso del racconto precedente – ed entrò nella sua grotta. Il Ciclope, sentitosi derubato, cominciò a decimare gli uomini di Ulisse e promise di uccidere anche lui (il quale gli disse che il suo nome era “Nessuno”), ma per ultimo. L’astuto Ulisse, tuttavia, fece ubriacare il ciclope e durante la notte lo accecò con un bastone di legno. Irato e accecato, Polifemo uscì dalla grotta gridando che “Nessuno” lo aveva accecato. Furiosamente, cominciò a scagliare rocce vulcaniche giganti verso il mare. Queste rocce giganti oggi caratterizzano la costa di Acitrezza, un villaggio di pescatori vicino Catania.

Il Castagno dei Cento Cavalli

Leggende dell'Etna: Il Castagno dei Cento Cavalli
Un dipinto del castagno dei cento cavalli

Il più grande e antico albero di castagno si trova a Sant’Alfio, un paesino etneo ai piedi del vulcano. Si narra che un tempo la regina Giovanna d’Aragona e la sua armata, composta da un centinaio di cavalieri, fossero in viaggio nella zona; durante una violenta tempesta, l’intera compagnia trovò riparo nell’enorme spazio coperto dai rami dell’albero. Il Castagnu di Centu Cavaddi è stato incluso inoltre nel Guinness Dei Primati come “ L’albero dalle dimensioni più grandi”; il diametro infatti è risultato essere quasi di 58 metri!

Questi sono solo alcuni esempi delle molte storie e leggende legate al nostro vulcano; se volete scoprirne di altre, le nostre guide saranno entusiaste di condividerle con voi durante uno dei nostri tour!